Quebra Vento


In Brasile, negli stati di Cearà e Rio Grande do Norte, immensi parchi eolici costellano la costa battuta dal vento: per più di novecento chilometri si accumulano chilowatt di energia che verrà poi venduta in Europa.

Certo il luogo è ideale: forte vento, costanza di nodi e direzione. Così su terreni demaniali vengono date concessioni di impianto. E le pale vengono impiantate su grandi dune di sabbia, scavando in profondità fino a raggiungere talvolta le falde acquifere; colate di cemento vengono gettate per far sì che la struttura acquisti stabilità; enormi camion trasportano, su strade inadeguate, i pezzi che andranno poi ricomposti e formeranno la pala; il parco eolico viene recintato e privatizzato per anni; intere comunità di pescatori si vedono negato l’accesso diretto alla costa; i campi sono circondati dalle pale così come le abitazioni dei contadini e degli allevatori di granchi. La vita di chi abita questi luoghi da sempre rimane l’ultima preoccupazione dello Stato brasiliano che dà la concessione; delle imprese costruttrici e delle ditte concessionarie. Poco importa delle vite degli uomini, ancora meno di un habitat naturale irrimediabilmente modificato e impoverito.

In questa realtà, il Movimento Sem Terra si batte per proteggere le piccole comunità costiere da un’energia che non è loro destinata. Una lotta di Davide contro Golia che talvolta va a buon fine e allontana il parco eolico dalla comunità. Altre volte si tratta di giungere ad un compromesso: posti di lavoro, strade, una scuola più grande e anche un museo, in cambio delle pale.

Altre ancora le comunità si spaccano in due: i “pro” attirati dalle promesse fatte, e non sempre mantenute, dalle ditte appaltatrici e i “contro” che a tutto questo non credono. Allora il lavoro di MST è cercare di ricomporre la frattura, di riportare la comunità o l’assentamento alla coesione o perlomeno alla convivenza collaborativa.

La quotidianità di questi uomini e donne, i loro gesti, i loro volti, gli interni delle loro case, le loro attività produttive, le loro storie sono quanto ho cercato di raccontare.